La Società Lombarda degli Avvocati Amministrativisti, peraltro condividendo in toto le posizioni già assunte in seno al Coordinamento delle Associazioni specialistiche Forensi, e dall’Unione Lombarda degli Ordini Forensi, esprime la propria contrarietà alla formulazione degli artt. 29, co. 3 e 30-bis del decreto legislativo 24 febbraio 2026, n. 23, approvato con modifiche in Senato il 17 aprile u.s..
Tali norme, solo per aver soppresso la previsione che poneva a carico dell’Erario onorario e spese del difensore nel processo avverso il decreto di espulsione dello straniero ex art. 13 d. lgs.n. 286/1998, e per aver inserito senza sua preventiva consultazione il CNF tra i soggetti cooperanti nei programmi di rimpatrio volontario e assistito, sarebbero di per sé opinabili: ma la previsione di un compenso in favore del difensore che, violando il mandato fiduciario del cliente, l’abbia convinto al rimpatrio volontario, lede:
- il diritto di difesa delle persone in relazione all’esclusione dei migranti all’accesso al patrocinio a spese dello Stato;
- il ruolo e la funzione dell’Avvocatura ed il rapporto fiduciario col cliente.
L’introduzione di un incentivo economico a beneficio dell’avvocato che “accompagni” l’assistito verso il rimpatrio, anche rinunciando alla tutela giurisdizionale che egli stesso dovrebbe garantirgli, non solo piega la funzione difensiva a un obiettivo di politica amministrativa, ma pone il difensore in un ingiustificabile conflitto di interessi, in frontale violazione degli artt. 24 Costituzione, 3 l. n. 247/1012, 9, 10, 23 e 24 del Codice Deontologico Forense
Preso atto di ciò, grata al Presidente della Repubblica per aver subito rappresentato la inaccettabilità di un simile enunciato normativo, la Società Lombarda degli Avvocati Amministrativisti:
- ribadisce orgogliosamente l’obbligo dell’Avvocatura di garantire sempre e comunque una difesa effettiva alle persone, libera da interessi che possono condizionare le scelte e le prerogative dell’avvocato, che mai può dimenticare i superiori interessi dei propri assistiti;
- denuncia la gravità del tentativo di limitare il diritto di difesa delle persone e di minare il ruolo dell’Avvocatura;
- per l’effetto, chiede di modificare il testo del Decreto, senz’altro eliminando le misure contestate.
