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Societa' Lombarda degli Avvocati Amministrativisti.

  • Corso di perfezionamento in anticorruzione e trasparenza (CoPAT) - III Ed.

    Anche quest'anno l'Università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con ANAC, organizza il Corso di perfezionamento in anticorruzione e trasparenza (CoPAT), ormai giunto alla sua III edizione.

    Il corso ha lo scopo di formare figure professionali specializzate nel settore del contrasto alle pratiche corruttive e di fornire gli strumenti di conoscenza indispensabili per comprendere l'assetto attuale della tutela amministrativa e penale, attraverso un approccio marcatamente interdisciplinare e un'approfondita disamina della normativa e della giurisprudenza.

    Tutte le informazioni le informazioni di dettaglio possono essere reperite a questo indirizzo: https://asgp.unicatt.it/asgp-corsi-di-perfezionamento-corso-di-perfezionamento-in-anticorruzione-e-trasparenza-copat

    Il corso è stato accreditato dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano e la sua frequenza da diritto al conseguimento di 16 crediti formativi.

     

  • CRESCITA ECONOMICA, NORMATIVA ANTIMAFIA ED ANTICORRUZIONE

    Venerdì 23 novembre 2018, dalle ore 9:00, presso l'Auditorium di Santa Giulia in Brescia (via Piamarta 4), si terrà l'evento organizzato dalla Camera Amministrativa Distretto Lombardia Orientale, unitamente al Tar Brescia ed alla Commissione Distrettuale Tar Brescia, sul tema

    CRESCITA ECONOMICA,
    NORMATIVA ANTIMAFIA
    ED ANTICORRUZIONE
    CONIUGARE LE RAGIONI DELLO SVILUPPO
    E L’ESIGENZA DELLA LEGALITÀ

    <QUI> il programma integrale

    Per iscrizioni e informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

  • Modalità di versamento del C.U.

    Sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 167 del 19 luglio 2017 è stato pubblicato il decreto del Ministero delle Finanze del 27 giugno 2017 recante le “Modalità di versamento del contributo unificato per i ricorsi promossi dinanzi al giudice amministrativo, per i ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica e per i ricorsi straordinari al Presidente della Regione siciliana”.

     

  • Considerazioni a seguito della sentenza Tar Lazio, Roma, Sez. II quater, 24 maggio 2017 n. 6171

     

    L’Italia non è la Repubblica dei TAR, l’Italia è uno Stato di diritto.

     

    Dal momento della pubblicazione delle sentenze del TAR del Lazio sulle procedure di nomina dei direttori di alcuni musei si è assistito alle reazioni più varie: dalla  celebrazione  "via stampa" di appelli con rito acceleratissimo sino al ripetuto auspicio che si giunga alla soppressione del giudice amministrativo, che è divenuto nell'immaginario collettivo (e non solo nelle parole di alcuni esponenti del mondo politico) una sorta di "super burocrate" che paralizza il progresso della Pubblica Amministrazione, tenendo in considerazione anche "ricorsi in minima parte fondati". 

    Anche nei periodi più difficili del rapporto fra politica (intesa in generale come gestione della cosa pubblica) e magistratura, nessuno si è mai sognato di proporre la soppressione della Corte di Cassazione o della Corte Costituzionale, le cui pronunce peraltro spesso hanno inciso ed incidono in modo penetrante sulla vita della Nazione e sulla quotidianità dei cittadini.

    Atteso che è dalla Rivoluzione Francese,  quantomeno,  che il principio di separazione dei poteri dello Stato è riconosciuto come il fondamento della democrazia, si deve concludere che nel sentire della collettività il giudice amministrativo non è percepito come "giudice", quindi come parte dell'insopprimibile mondo della "giustizia",  ma come una sorta di inutile e fastidioso "grillo parlante", che spesso parla anche a sproposito, tanto da condurre attenti studiosi a parlare di “paradosso” del processo amministrativo: strumento di protezione dell’interesse individuale e di delusione dell’interesse generale.

    Queste reazioni scomposte dimostrano che si è perso di vista il fatto che l’Italia non è la "Repubblica dei TAR" nella quale "si muore di diritto amministrativo" ma  è uno Stato di diritto, che  proprio perchè tale prevede, all’art. 113 della Costituzione, che contro gli atti della pubblica amministrazione sia sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi e ciò a garanzia della libertà e dell'autonomia dei cittadini nei confronti delle articolazioni dello Stato e della efficacia ed incisività dell'azione amministrativa, che si muove per atti che si presumono legittimi e come tale immediatamente efficaci.

    Potrà anche non piacere alla Pubblica Amministrazione che esista un giudice che possa esercitare il controllo di legittimità sui suoi atti, che possa ingerirsi nell'azione pubblica anche paralizzandola, se questa devia dagli obbiettivi che la norma ha fissato, ma non per questo il giudice va eliminato. 

    La soluzione del “paradosso” del processo amministrativo non può certo essere quella di eliminare il sistema di giustizia amministrativa:  si agirebbe sull’effetto e non sulla causa e questa è da ricercare nella scarsa qualità dell’apparato normativo, riferita non solo alla qualità formale dei testi normativi, ma anche alla qualità sostanziale delle regole.

    La chiarezza della legge è sinonimo di "certezza" del diritto e rappresenta una manifestazione di lealtà dello Stato verso i propri cittadini, assumendo un ruolo centrale per consentire efficacia ed effettività al sistema di giustizia amministrativa nella lotta ai fenomeni dilaganti di inefficienza, corruzione e malgoverno.

    Da anni la magistratura amministrativa e l'avvocatura di diritto amministrativo denunciano i limiti di una normazione elefantiaca, non coordinata in un "corpus" unitario, ma dispersa in tali e tanti rivoli, spesso oggetto di modifiche parcellizzate e contraddittorie, da non consentire all'Amministrazione di operare in modo lineare e certo, aprendo lo spazio ad un intervento giudiziale, che può anche sfociare in soluzioni antitetiche, ma parimenti motivate, nei due gradi di giudizio. Del resto, proprio il doppio grado di giudizio è garanzia ulteriore di correttezza del controllo.

    E' sufficiente esaminare in modo oggettivo le recenti disposizioni in materia di semplificazione del procedimento per rendersi conto che i testi dei decreti affermano principi e regole puntualmente smentiti nelle tabelle allegate agli stessi testi normativi.

    Se spostiamo il nostro punto di osservazione verso gli effetti di questa “crisi qualitativa” della regolazione, ci accorgiamo che ciò conduce inevitabilmente a un intervento sempre più incisivo da parte della giurisdizione, che viene da molti vissuto come un'interferenza nei compiti della pubblica amministrazione, chiamata sempre più, non solo a esercitare funzioni autoritative e gestionali, ma anche a promuovere crescita, sviluppo e competitività, ma è in realtà un imprescindibile controllo di legalità.

    Se un ricorso è "anche minimamente fondato" vuol dire che l'atto impugnato è illegittimo e come tale non coerente con il sistema, così che resta da chiedersi che senso abbia richiamare l'impegno della nazione alla legalità e contemporaneamente  proporre che  la Pubblica Amministrazione possa muoversi  al di fuori del controllo giurisdizionale.

    Il sistema amministrativo italiano ha visto progressivamente eliminare i sistemi di controllo amministrativo sugli atti: resta solo il giudice amministrativo a garantire che gli atti emessi da un ente pubblico siano conformi alla legge.

    Le sentenze possono certamente essere criticate, ma la critica non può tradursi in una mera invettiva contro l’intero sistema di giustizia amministrativa.

    Il vizio e lo scandalo non stanno nell’applicare la legge, ma nel non curarsi di disporre di un sistema normativo attuale, logico, non contraddittorio e chiaro, che permetta all'Amministrazione di operare in modo lineare, senza creare affidamenti ingiustificati e che consenta di considerare l’accesso alla giustizia come rimedio residuale, come soluzione di patologie che non possono essere la regola, ma l’eccezione e che, ove presenti, non possono che essere valutate da un soggetto imparziale ed esterno all’amministrazione come è il giudice.

    In fondo, siamo ancora a ricordarci vicendevolmente che la democrazia si fonda sulla separazione dei poteri e non sulla soppressione di uno di essi.

     

     

     

     

                                                                                      

TAR Lombardia: Tirocinio teorico pratico

Con provvedimento n. 395 del 20 aprile 2018, il Presidente del Tar Lombardia (Milano), dott. Angelo De Zotti, ha bandito la procedura selettiva per l’ammissione di otto neolaureati in giurisprudenza al tirocinio di formazione teorico pratica presso il TAR per la Lombardia.

Il termine  ultimo per la domanda di partecipazione, da presentarsi mediante il qui allegato modello, è stato prorogato sino alle ore 13 del giorno lunedì 25 giugno 2018.

<QUI il Bando>

<QUI la Domanda>